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@serrq@masto.nu l'obiezione che va fatta a questi criminali non è quella che mette a tema una diversa organizzazione della natura, questo significa rimanere dentro la loro ottusa prospettiva. L'obiezione è quella che loro non riescono nemmeno ad immaginare, dal fondo della loro ignoranza e brama di denaro. Invecchiare non è riducibile a "non funzionare bene", come una bici d'altri tempi. Diventare vecchi è un evento che ci mette davanti il pieno compimento di una vita, di Chi siamo diventati.

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Questo articolo è comparso sul Fatto Quotidiano di lunedì 16 ottobre. Quella mattina, commentandolo alla rassegna stampa di Radio 24, Paolo Mieli lo ha definito «ignobile». Ignobile sarebbe, secondo l’ex aderente a Potere Operaio ed ex capo di RCS, l’accostamento dei crimini di Israele a quelli del nazismo: la sinistra si prepara, ha detto, a usare questa chiave di lettura per un attacco frontale allo Stato ebraico. Ora, non saprei da dove cominciare a rispondere a tanta disonestà intellettuale. E allora proverò ad essere didascalico, non polemico.

Tolstoj ha scritto: «Quando avviene una cosa tanto terribile, com’è appunto la guerra, tutti fanno centinaia di considerazioni sui più svariati significati ed effetti della guerra, ma nessuno fa alcuna considerazione su sé medesimo: su quel che lui, io, dobbiamo fare in rapporto alla guerra». Ebbene, è esattamente quel che l’articolo prova a fare, riflettendo su di noi: su noi occidentali, e sulle nostre reazioni terribili. Terribili perché disumane, e disoneste: perché vediamo, e condanniamo, le mostruosità degli ‘altri’ e minimizziamo e anzi giustifichiamo quelle dei nostri. Così la guerra entra in noi, con la sua menzogna e la sua violenza: e ci devasta moralmente. Per questo articoli come quelli di Daniel Barenboim (t.co/xKaDDGXDET) sono così preziosi: perché assumono i due sguardi, quello israeliano e palestinese, in un unico sguardo umano. L’unico capace di prefigurare la pace. Perché è lì che noi – il mondo ricco e potente – dovremmo schierarci: non con l’uno o con l’altro, ma con la pace.

L’articolo parla di questo: parte con una riflessione di Virginia Woolf che vede un «inconscio hitlerismo» non nel pilota nazista che la bombarda (lì, ovviamente, è conscio), ma in quello inglese che la difende. È una condanna della pulsione alla violenza: che fa orrore anche quando è la nostra. E continua dicendo che i pensieri dell’Occidente, negli ultimi anni, sono stati lontanissimi da questa prospettiva. Dopo l’11 settembre la strada imboccata è stata quella indicata dalla terribile e sguaiata rabbia di Oriana Fallaci: una guerra della civiltà contro l’inciviltà, del bene contro il male. Una guerra illegale e disumana, capace di smentire ognuna delle ragioni che ci avrebbero reso ‘civili’.

Ebbene, ora stiamo facendo altrettanto: e non vediamo la realtà. Che è questa: Hamas che sgozza i neonati è il male, Israele che bombarda un intero popolo inerme, ridotto alla sete, è il male. Non si tratta di scegliere: si tratta di mostrare che un’altra prospettiva è possibile. È sempre sbagliato e scivoloso parificare un atto mostruoso a quelli dei nazisti: a farlo, cercando parole per esecrare gli atti mostruosi di Hamas, è stato l’Occidente. Mentre qua si parla, con le parole di una grandissima scrittrice, di un «inconscio hitlerismo»: non un’equazione, ma un campanello di allarme. Una critica profonda di noi stessi, che ci riteniamo buoni e santi. E che invece siamo una parte fondamentale del male del mondo che condanniamo. La reazione scomposta e indegna di Mieli, e di tanti altri eterni corifei del potere stabilito, mostra che la direzione è quella giusta: se il mondo ci fa orrore, iniziamo a guardarci allo specchio. E apriamo bene gli occhi.

bird.makeup/@tomasomontanari/1

I sistemi automatizzati e la gamification del lavoro, al quale si applicano regole e dinamiche sempre più simili a quelle dei videogiochi, stanno modificando in modo repentino e radicale le strategie di alcune aziende, con ripercussioni in termini di privacy e di violazione dei diritti dei lavoratori.

www-wired-it.cdn.ampproject.or

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@PaoloParti perché non dovrebbe essere l'evento in sé della maternità (della genitorialità) ad orientare le modifiche a livello cerebrale? Del resto la genitorialità è una scelta, almeno negli umani, non una conseguenza fisica di una dinamica neurale.

Il momento dell'aurora.
“Come possiamo conoscere il momento preciso in cui finisce la notte e comincia il giorno? ”

racconticon.it/racconti-dal-we

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@Camilo almeno l'organizzazione che rappresenta. Se è un medico di MSF o di Emergency il messaggio ha un valore notevole.

@Camilo capisco, caro, ma credo sia meglio accertare prima. L'audio sarà sicuramente autentico perché in fondo testimonia ciò che sappiamo sta accadendo. Però è bene fare coordinate precise.

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Torna a Roma il Linux Day! Organizzato dal Roma2LUG col patrocinio del Comune di Roma Capitale e dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata".

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