«The Yoga-sūtra of Patañjali is one of the two central texts of classical Yoga [1]; the other being the Bhagavad Gītā. Many Yoga practices begin with an invocation to Patañjali. Given the worldwide popularity of Yoga, almost everyone has heard of him, but books say very little about his life, and most don’t know why his images show him with a serpent tail. [...]»

subhashkak.medium.com/pata%C3%

Visto ieri sera: "Il mio Godard".
Più che la persona, mi hanno rapito i contesti. Tempi e luoghi nei quali era ancora possibile sentirsi parte di una rete di rimandi, di significati che ti sollecitavano e ti posizionavano. Oggi si è chiamati più che altro a fare parte di segni, ad installarsi in segni governati da un codice che ti posiziona solo in relazione a prodotti, servizi e aziende.

vid.puffyan.us/watch?v=ctjMu0V

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Chiamatelo genocidio, crimine di guerra, reazione sproporzionata, o come vi pare, basta che le bombe si fermino.

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“The hero of the new age” – Imprisoned Russian opposition politician Alexei Navalny is dead: streetartutopia.com/2024/02/16
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Photo: Russian authorities paint over large Navalny mural in St Petersburg.

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⚠️⚠️⚠️ La notizia che non avremmo mai voluto leggere. L'oppositore russo Navalny è morto in prigione. Cremlino: non abbiamo informazioni su cause decesso ⚠️⚠️⚠️

Lo ha reso noto il servizio penitenziario federale russo e lo riporta l'agenzia russa Tass. "Si è sentito male dopo una passeggiata". Il portavoce di Navalny: non abbiamo ancora notizie dirette

@politica

rainews.it/amp/articoli/2024/0

@phab è ridotto a calcolo nella ottusa prospettiva della AI.

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Israele non ascolta nessuno e ordina di evacuare l’ultimo lembo della Striscia. Netanyahu annuncia un’«operazione massiccia» di terra a Rafah, dove si sono rifugiate 1,4 milioni di persone, 600mila i bambini

#10febbraio #laprima

Generative agents will change our society in weird, wonderful and worrying ways. Can philosophy help us get a grip on them?

aeon.co/essays/can-philosophy-

Non conoscevo la storia di Beatrix Potter, anche se ho avuto la fortuna di soggiornare diverse volte nel Lake District in UK, per lavoro e per diletto, un posto meraviglioso. Ho visto il film questa sera, per caso. Una bella storia, il film è delizioso.

vid.puffyan.us/watch?v=SO_KE-n

@filobus @enverdemichelis ma no, figurati, nessuna guerra di religione. Conosco diverse persone che si trovano bene, ma fanno una vita molto sana già per conto loro. Le mie note erano relative alle politiche di gestione e all'uso che le aziende tendono a fare dello smartworking. Già il fatto di definirlo "smart" a priori è sospetto. Di fatto è lavoro da remoto, se poi è anche "smart" è da vedere, e molti ti assicuro sono solo da remoto e pure malamente.

Vengono chiamati “forever chemical”, sono dovunque e vengono usati in tanti settori, anche nella moda: sono i PFAS, un nemico che dobbiamo conoscere, perché ce ne dobbiamo liberare. E non sarà per niente semplice. Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia, ha approfondito il tema nel suo libro “PFAS, gli inquinanti eterni e invisibili nell’acqua” appena uscito per Altraeconomia. Partendo dalla loro storia, ripercorre le tappe di un lungo percorso di silenzi e di inefficienza, che ha evitato per anni che vedessimo quel “diavolo in mezzo a noi”, come l’ha definito qualcuno.

solomodasostenibile.it/2024/02

@enverdemichelis non so, a me sembra che una persona sana in una società sana dovrebbe avere il tempo necessario a curare la propria vita (famiglia, studio, sport, socialità, politica...) al di fuori degli spazi normati e strutturati dalle aziende. Se per star dietro meglio alla famiglia o alle mie cose mi devo portare il lavoro (e l'azienda) a casa, questo significa che sono davvero disperato.
M2C

@enverdemichelis la remotizzazione è sovraimplicata da logiche di profitto e vantaggio per le aziende, non dalle prospettive di un lavoro più sano e conveniente per il lavoratore. Facilita il rapporto individualizzato tra datore di lavoro e lavoratore, rendendolo ancora più solo dopo i contratti personalizzati. Che poi questo accada in continuità con una destrutturazione totale dell'unità dei lavoratori è vecchia scienza. In tutto questo, una massa sempre più sterminata di lavoratori ormai soli e rassegnati corre dietro ai miseri vantaggi locali di poter correre dietro ai fatti di famiglia perché ci si è portati il lavoro a casa, non vedendo la perdita notevole in termini di uno spazio personale capace di attivare una rete di senso e significati dove l'azienda e le sue esigenze restano fuori.

Quando facciamo acquisti, tendiamo a selezionare marchi famosi o versioni generiche dello stesso prodotto?

Michael Schaeffer e i colleghi dell'Università di Magdeburgo, in Germania, hanno utilizzato la per vedere come risponde il cervello delle persone quando pensano ai marchi automobilistici più famosi.

All'interno dello scanner, un piccolo gruppo di volontari ha visto una serie di loghi, uno alla volta. È poi stato chiesto loro di immaginare di guidare un'auto di quella marca.
I loghi provenivano da noti produttori di automobili molto conosciuti in Germania e nel resto del mondo. I ricercatori hanno quindi misurato l’attività cerebrale in entrambi i casi.

Ciò che hanno scoperto è che una regione del cervello chiamata corteccia prefrontale mediale superiore (medial Prefrontal Cortex - mPFC) era più attiva quando si pensava ai marchi automobilistici più familiari.

Qual è il legame tra questa regione del cervello e i marchi più familiari?

Questa parte del cervello ha mostrato una maggiore attività quando le persone pensano a se stesse. Ciò potrebbe suggerire che i marchi automobilistici più familiari evocano pensieri ed emozioni più rilevanti. Forse è più facile immaginare di guidare un’auto familiare perché è più legata a un insieme di esperienze personali che il ricordo attiva aprendo un accesso a sé e un orizzonte di possibilità future.

È anche possibile che i marchi utilizzati nello studio non fossero solo più familiari ma fossero anche associati a ricchezza e valori sociali positivi.

Non è ancora chiaro se questi risultati siano generalizzabili ai marchi in generale o solo ad alcuni oggetti di lusso e ad elevato impatto sociale.

Questi studi suggeriscono un tema comune a queste differenze di marca. Vale a dire, i marchi evocano associazioni personali che coinvolgono un insieme più ampio di regioni del cervello. In questo caso, i marchi automobilistici sembrano essere associati al pensiero su se stessi. Nel caso delle cole, erano associate ai ricordi. Quando queste associazioni evocano uno stato sufficientemente positivo, ciò presumibilmente influenza le nostre decisioni di acquisto.

Trovate i due lavori scientifici di riferimento a questi link:

Schaefer, M., Berens, H., Heinze, H.-J., & Rotte, M. (2006). Neural correlates of culturally familiar brands of car manufacturers. NeuroImage, 31(2), 861–865. doi.org/10.1016/j.neuroimage.2

McClure, Samuel M., Jian Li, Damon Tomlin, Kim S. Cypert, Latané M. Montague, and P. Read Montague. ‘Neural Correlates of Behavioral Preference for Culturally Familiar Drinks’. Neuron 44, no. 2 (14 October 2004): 379–87. doi.org/10.1016/j.neuron.2004..

Con poche eccezioni il cosiddetto "smart working" è solo un modo per ridefinire in positivo una remotizzazione idealizzata, un movimento che nei fatti ha consentito di:

1) ridurre le spese aziendali;
2) aumentare la produttività;
3) annullare del tutto la già scarsa coesione tra i lavoratori, le cui relazioni sono ridotte alla virtualizzazione, cioè a zero;

I fenomeni direttamente legati al lavoro da remoto, molto poco "smart" e ben occultati, sono quelli del burnout: esaurimento, depressione, stress da lavoro correlato etc...

ilsole24ore.com/art/smart-work

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