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PALERMO, CASA MUSEO DELLE STANZE AL GENIO
La fontana del Genio della vicina Piazza Rivoluzione ha dato origine al nome della Casa Museo “Stanze al Genio” che ha sede in un appartamento privato all’interno di una parte del piano nobile di Palazzo Torre Pirajno. Il Palazzo si trova nel quartiere storico della Kalsa ed è stato edificato tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII secolo nell’antica via Porta Termini oggi denominata via Giuseppe Garibaldi. Le otto sale visitabili del piano nobile sono state interamente restaurate e tale intervento ha permesso di recuperare i decori originali celati da strati di intonaco, i lambris e buone parte delle pavimentazioni d’epoca. Questo Palazzo, originariamente appartenuto ai Fernandez di Valdes, poi ad i Torre – Benso Principi della Torre nel XVIII secolo e successivamente ad i Pirajno, è stato agli inizi del XX secolo suddiviso in più unità abitative. Solo negli ultimi anni gli attuali proprietari che lo abitano sono riusciti ad acquistare e riunire altre unità immobiliari che anticamente facevano parte dell’originario piano nobile ripristinando l’aspetto settecentesco.
La collezione principale è costituita da mattonelle maiolicate siciliane e campane utilizzate come pavimenti e rivestimenti e realizzate tra il XV ed il XX secolo per il gusto ed il piacere di una società privilegiata come la nobiltà, la ricca borghesia e le comunità religiose. Con quasi 5000 esemplari esposti è una tra le più grandi collezioni aperte al pubblico in tutta Europa ed è stata suddivisa in base all’epoca ed alla provenienza geografica.
All’interno della “Casa Museo” vi sono inoltre delle collezioni minori quali giocattoli antichi, scatole di latta, oggetti vintage e articoli inerenti la cancelleria d’epoca.
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A Palermo, il gioco di quando eravamo bambini era “Acchiana u patri cu tutti i so figghi”, tradotto per i non siculi “sale il padre con tutti i suoi figli”, che vedeva sfidarsi due squadre con la conditio sine qua non di avere schiene molto forti. La filastrocca che si recitava era questa: “Acchiana u patri cu tutti i so figghi. Quattru e quattru uottu, scarrica u buottu; l’acieddu cu li pinni, scarrica e vattinni”.
Il capitano della prima si appoggiava al muro con le braccia e dietro di lui, uno dopo l’altro, gli altri compagni, fino a formare la “groppa” di un cavallo, prendendo la rincorsa, dovevano saltare a “cavallo” sopra il giocatore che sta sotto, senza cadere e aspettando che gli altri compagni facciano lo stesso. Al grido: “acchiana lu patri cu tutti i so figghi”, gli altri dovevano presentarsi, dicendo: “u figghiu” fino all’ultimo che doveva recitare: “quattru e quattru ottu, scarrica lu bottu; l’aceddu cu li pinni scarrica e vattinni: unu, dui e tri fannu vintitrì, unu dui e tri fannu vintitrì, ti dugnu un pizzicuni e mi nni vaju” (pizzicotto che deve darsi per davvero).
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Dentro il Palazzo dei Normanni, fiore all’occhiello di Palermo, si trova la semi sconosciuta Chiesa di Santa Maria delle Grazie, spesso impropriamente scambiata per la cripta della Cappella Palatina, che si trova esattamente sopra di essa.

Infatti, questa chiesa inferiore intima ed essenziale, non è mai stata concepita come parte della famosa cappella ricca di mosaici, anzi risale ad un periodo precedente ed è probabilmente l’edificio religioso più antico dell’area palatina.
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Dopo la morte di Mahsa Amini, in tutto il mondo da giorni si protesta compiendo gesti di grande valore simbolico, come bruciare in piazza lo hijab o tagliarsi i capelli.

A Palermo si sono riuniti in tanti, donne e uomini, che hanno protestato svestendosi del velo nero e accendendo una candela come segno di luce e di speranza.

peertube.uno/w/dEM4B2Njibt12qw

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“𝐋’𝐀𝐫𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚 𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐞 𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐥𝐚 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚. 𝐕𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐨𝐯𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐢𝐫𝐢 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐫 𝐥’𝐚𝐯𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞.”

Con questa epigrafe anonima, viene introdotto l’intrinseco fine ideale dell’arte, un fine propedeutico all’uomo di oggi e domani, un fine preparatorio alla civiltà.

l'Arte (quella con la A maiuscola) ha il dovere di stimolare i popoli ad ambire a migliorarsi.

Una continua ricerca di superare se stessi per preparare un domani più giusto e armonioso.

#Buongiorno

Il Carcere di Palazzo Steri, utilizzato dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘700 dall’inquisizione spagnola per imprigionare tutti i cittadini scomodi per la vita sociale, politica e soprattutto religiosa dell’antica città di Palermo.
I graffiti riscoperti, ci comunicano pensieri e stati d’animo struggenti, che arrivano a noi in modo diretto, opere realizzate nel buio per rimanere nel buio, che ci raccontano il dramma della prigionia più infame, perché spesso ingiusta.
peertube.uno/w/em4rQn96QtokMXY

𝗦𝗮𝗻𝘁𝗮 𝗥𝗼𝘀𝗮𝗹𝗶𝗮, 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗼𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼, 𝗱𝗶𝗽𝗶𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗽𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗴𝗼 𝗩𝗮𝗻 𝗗𝘆𝗰𝗸

La grande pala di Santa Rosalia che intercede contro la peste, dipinta da Antoon Van Dyck mentre era in quarantena in Sicilia.

Van Dyck era arrivato a nel 1624 su invito del vicerè spagnolo che voleva farsi ritrarre dal giovane già affermato artista di corte.

Di lì a poco la città fu colpita da una pestilenza che provocò 10 mila morti, tra cui lo stesso vicerè, pari al 10 per cento della popolazione.

L'allora 25enne pittore fiammingo guardava con orrore dal suo isolamento la chiusura del porto, gli ospedali incapaci di reggere l'afflusso degli infetti, i lamenti dei malati e dei moribondi nelle strade.

Un barlume di speranza alla città in ginocchio lo diede la scoperta, da parte di un gruppo di Francescani, di resti di ossa tra cui un cranio che l'arcivescovo Giannettino Doria attribuì a Santa Rosalia, nobile della famiglia dei Sinibaldi, vissuta nel dodicesimo secolo.

Le reliquie furono portate in processione l'anno dopo attraverso le strade, mentre i casi di contagio si abbassavano: la "Santuzza" aveva salvato la città.

Spodestando altri santi come Cristina, Oliva, Ninfa e Agata, Rosalia resta a oggi la Patrona di Palermo.

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