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Sandro Pertini lo aveva incrociato qualche settimana prima in un corridoio del carcere il 9 dicembre del ‘43. Leone ha il viso pesto, è coperto di sangue, una mascella fratturata. A 35 anni, nel buio della sua ultima notte, alla luce fioca del carcere, il direttore clandestino de L’Italia Libera scrive alla moglie Natalia per confortarla: «Bacia i bambini. Vi benedico tutti e quattro, e vi ringrazio di essere al mondo. Ti amo, ti bacio, amore mio. Ti amo con tutte le fibre dell’essere mio. Sii coraggiosa»

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