La rieducazione di chi consuma un crimine (come principio costituzionale contrario alla castrazione chimica, al “fine pena mai”, alle carceri tanto sovraffollate da diventare luoghi di tortura, al cannibalismo sociale che getta via le chiavi di ogni cella) non è ingenuo buonismo o ingiustizia verso le vittime, ma è un profondo bisogno sociale che scongiura la mutilazione di individui che non sono la parte malata della società, ma una parte di una società malata. @roberta_covelli lo spiega bene.

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@gubi @roberta_covelli in carcere si tortura non per il sovraffollamento ma per la natura stessa di quel luogo. Nella più totale indifferenza della popolazione civile, umiliazioni, provocazioni e pestaggi sono all'ordine del giorno, perpetrati dal personale stesso del carcere, in modo sistematico ed organizzato.

@Gert @roberta_covelli il giudizio sulla natura repressiva e non rieducativa del carcere è una opinione soggettiva che condivido senza fatica. Ma i trattamenti inumani e degradanti legati al sovraffollamento sono un fatto oggettivo, acclarato e documentato (al di là di ogni possibile opinione individuale) da una sentenza della Corte Europea dei diritti umani. Un minimo denominatore comune da cui partire per ogni intervento politico nella galassia carceraria.

unipd-centrodirittiumani.it/it

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