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Resto francamente deluso dalle argomentazioni portate dal prof. Paolo Benanti, nuovo presidente della Commissione AI per l'informazione.
Dubbio, misericordia ed equanimità sono modi dell'esistenza che pertengono l'umano, implicano un "Chi" posizionato in un mondo, capace di pensare, agire e sentire non solo a partire da una storia ma anche orientato con gli altri da possibili prospettive d'essere nel futuro. Non hanno alcun senso riferite ad un algoritmo o ad una macchina. Le organizzazioni private proprietarie dei sistemi AI, attualmente al centro delle questioni etiche, sono le ultime a testimoniare quei modi dell'esistenza, orientate solo a perseguire interessi e potere. Si vedano ad esempio le operazioni finanziarie portate avanti con spregiudicatezza dalla Microsoft (OpenAI): lindipendente.online/2024/01/1
Continuare a spostare il problema sugli algoritmi, alimentando surreali e infondate aspettative sulle macchine, è molto pericoloso ed è purtroppo ciò che tutte le organizzazioni chiamate alla supervisione etica sul fenomeno dell'automazione continuano a fare.

Le narrative sui fenomeni sociali non sono solo chiacchiere:

«...an analytics of government operates with a concept of technology that includes not only material but also symbolic devices. It follows that discourses, narratives, and regimes of representation are not reduced to pure semiotic propositions; instead, they are regarded as performative practices. Governmental technologies denote a complex of practical mechanisms, procedures, instruments, and calculations through which authorities seek to guide and shape the conduct and decisions of individuals and collectives in order to achieve specific objectives.»
---[Thomas Lemke, Foucault, governmentality, and critique. Routledge (2012) - Pag.30]

@Gert Ma tutto questo antropomorfismo da cosa nasce? Ignoranza? Distorsione cognitiva indotta da pessimo giornalismo?

@Ele_Baron più semplicemente dalla esigenza di costruire un discorso "seduttivo" orientato a curare interessi economici e di potere.
Bisognerebbe tornare a leggere Jean Baudrillard, ma le persone ormai non leggono più e meno che mai leggono di filosofia e sociologia. Non si studia, ci si informa. Non più conoscenza ma dati e informazioni che lasciano senza alcun orientamento. I tecnici sono diventati i nuovi sacerdoti ai quali l'economia ha dato piena licenza per pontificare su tutto.
Non ultimo, è più facile e comodo spostare il problema sulle macchine e gli algoritmi, con supercazzole narrative infinite, piuttosto che prendere posizione contro le potenti lobby che sono al loro fondamento.

«La seduzione è qualcosa che sottrae al discorso il suo senso e lo svia dalla sua verità. […] L’interpretazione è qualcosa che, mandando in frantumi le apparenze e il gioco del discorso manifesto, libererà il senso e riallaccerà i rapporti con il discorso latente.»
—[Jean Baudrillard, Simulacri e impostura, pag.47]

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