@RossellaLatempa Ecco la versione integrale, qui: roars.it/rossella-latempa-15-a
1. La #scuola è ora progettata per formare non persone ma *strumenti* di produzione e consumo:
2. valutati con criteri uniformi decisi centralmente (test #INVALSI).
3. La banca data INVALSI non è accessibile né ai genitori né agli insegnanti. Non si tratta di cultura e pedagogia, ma di un potere irresponsabile al servizio di scopi *privati* .

Ancora su @RossellaLatempa roars.it/rossella-latempa-15-a Probabilmente Lucio Russo (Segmenti e bastoncini, 1998) connetterebbe l'inaccessibilità della banca dati #INVALSI agli interessati (docenti, studenti, genitori) alla deconcettualizzazione dell'insegnamento. Se devi solo imparare a eseguire prescrizioni - a ubbidire agli ordini - non importa sapere perché ti hanno detto che hai sbagliato. Ti basta sapere *che* hai sbagliato.

@mcp @RossellaLatempa Perché inaccessibilità? Gli studenti non hanno accesso ai risultati?

@naciketas @RossellaLatempa "I test INVALSI non sono affatto pubblici, cioè i contenuti che vengono proposti agli studenti, fatta eccezione per i test cartacei delle scuole primarie, da quando i test sono diventati computerizzati e quindi valutano il singolo studente, non sono accessibili, non sono pubblici. La banca dati è inaccessibile per chiunque volesse entrare nel merito del perché si è guadagnato quel bollino, da parte di quel determinato studente" Continua su roars.it/rossella-latempa-15-a

@mcp @RossellaLatempa Non sono un esperto, perché non sono nella mia disciplina, ma mi sono trovato a somministrale. Agli studenti diamo un tagliando con in quale possono controllare i risultati al PC.

@naciketas @RossellaLatempa Insegnanti e genitori (se gli studenti sono minorenni) possono guardarli? Se - poniamo - il consiglio di classe volesse capire come sono andati, distributivamente, gli studenti per rendersi conto dei problemi di ciascuno, potrebbe farlo? @RossellaLatempa insegna a scuola. Suggerisco di mettere un commento all'articolo su Roars: al convegno nessun insegnante l'ha contestata, ma credo che un chiarimento sarebbe utile.

@mcp @RossellaLatempa Ho chiesto ai colleghi. Mi confermano che gli studenti possono controllare il loro risultato attraverso il codice che viene dato al momento della prova. Quanto alla scuola, mi dicono che i referenti INVALSI potrebbero risalire alle singole prove, ma in genere si fa un'analisi complessiva.

@naciketas @RossellaLatempa Dunque i docenti che non svolgono il ruolo di funzionari INVALSI e i genitori non accedono ai dati - e quindi non hanno gli strumenti né per analizzarli né per criticarli. Ora suggerisco a Rossella di fare un salto da queste parti....

@mcp @naciketas @RossellaLatempa
Ciao. Come ho cercato di spiegare, la "restituzione" INVALSI è certamente accessibile da parte di docenti che lo richiedano, relativamente alla propria classe, o di singoli studenti, che oggi possono anche scaricare un badge elettronico. Ci mancherebbe.
Essa tuttavia consiste in un elenco di "voti", ossia di livelli raggiunti, da 1 a 5. Ciascuno associato al codice SIDI dello studente. Ciò che non è accessibile è IL CONTENUTO dei test dai quali si sono "prodotti" quegli esiti. Ovvero l'informazione che serve per comprendere COME quell'esito (livello) è stato ottenuto.

@RSL @mcp @RossellaLatempa Purtroppo sulla questione ho solo notizie di seconda mano, perché le INVALSI non riguardano le mie discipline. Ieri però durante i consigli di classe si è discusso dei risultati delle _simulazioni_ delle prove, che è possibile scaricare liberamente dal sito delle INVALSI. In sostanza si tratta di uno strumento che è possibile usare facilmente per valutare le competenze anche come singolo docente.

@naciketas @RSL @mcp
Non è necessario avere ulteriori informazioni. Quelle *di prima mano* sono spiegate nel post di Roars.

@RossellaLatempa @RSL @mcp Perdonami, ma ROARS ha un suo punto di vista sulle INVALSI come su tante altre cose. Legittimo, ci mancherebbe; ma illegittimo è pretendere che questo punto di vista sia la verità.

Trovo discutibilissima ad esempio l'affermazione con cui Maria Chiara Pievatolo sintetizza il primo punto dell'articolo: " La è ora progettata per formare non persone ma *strumenti* di produzione e consumo".

Peraltro mi pare di aver visto citato Lucio Russo. La sua idea di scuola in "Segmenti e bastoncini" è esattamente una scuola interamente asservita agli imperativi della produzione.

@naciketas @RSL @mcp
Discutevamo di se i test invalsi fossero accessibili o meno, in termini di contenuti.
Non c’è nessun punto di vista su questo.
La risposta è NO.
I test che gli studenti svolgono e che producono “dati” ritenuti affidabili e addirittura capaci di “certificare competenze” individuali NON sono pubblici. I contenuti NON sono accessibili. Dunque NON sono riproducibili.
Questo è un fatto. Non un punto di vista.

@RossellaLatempa @RSL @mcp E il fatto che si possano scaricare i test per fare una simulazione in classe è irrilevante?

@naciketas @RSL @mcp
Per addestrare gli studenti ai test esistono le “simulazioni” ufficiali e le centinaia di pagine dell’editoria specializzata, oltre alle palestre digitali online.
Le simulazioni non rispondono al problema della mancanza di trasparenza. Mi sembra evidente.
Se i miei studenti (o mio figlio) sono valutati 1,2,3 etc. nei test invalsi, io voglio poter controllare perché.

@RossellaLatempa @RSL @mcp hai detto però che i test INVALSI non sono riproducibili. Le simulazioni sono una esatta riproduzione dei test. E i miei colleghi le usano non per preparare gli studenti, ma per verificare le competenze.

@naciketas @RSL @mcp
Difficile capirsi se si parte dal presupposto che i test invalsi “verifichino competenze”.
O che le simulazioni siano “esatte riproduzioni” dei test di matematica, italiano e inglese.
Saluti

@RossellaLatempa @RSL @mcp Ho detto più volte che non ho esperienza diretta dei test Invalsi. Ho dato uno sguardo a quello che facevano i miei studenti, e mi parevano prove di competenza. Se dici che non lo sono mi fido. E' evidente, però, che per definizione una simulazione è simile alla prova. E dunque è falso che i test INVALSI non siano riproducibili. Certo non sono identici, per ovvie ragioni. Ma la tipologia di test è riprodotta e replicata nelle simulazioni.

@naciketas @RossellaLatempa @RSL Per verificare se una simulazione è simile all'originale occorre che l'originale sia pubblico. Se facessi esami a porte chiuse e rendessi note solo "simulazioni", che siano tali dipenderebbe solo dalla mia parola.
Gli esami universitari, peraltro, sono pubblici perché sono parte della didattica - tanto è vero che molti studenti li seguono per completare la preparazione. Test che bollano, ma i cui contenuti non sono resi noti, hanno ancora un senso didattico?

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@mcp @RossellaLatempa @RSL Un docente può, dopo aver somministrato una simulazione, leggere tutte le domande del test nel momento in cui gli studenti lo svolgono.
Quanto al _bollare_: ogni valutazione _bolla_.
A monte mi chiederei se le nostre quotidiane valutazioni hanno davvero un senso didattico. Ma è un altro discorso.

@naciketas @RossellaLatempa @RSL Non si tratta di una pubblicità sistematica, paragonabile a quella degli esami universitari, che tollerano eccezioni solo su richiesta del candidato.
Sul "bollare": è vero, ma proprio perché bolla, sono meno dannose le valutazioni distribuite e plurali rispetto a quelle centralizzate e monocratiche basate su armi di valutazione di massa.
Segnalo, sul (non?)senso delle valutazioni, questo: timeshighereducation.com/opini

@mcp @RossellaLatempa @RSL Dici? Io vedo ogni giorno studenti in lacrime per le valutazioni spesso sprezzanti dei docenti. Non ho mai visto un docente in lacrime per le INVALSI.

@naciketas @RossellaLatempa @RSL La libertà dell'insegnamento, nel primo comma dell'articolo 33 della costituzione è equiparata a quella dell'arte e della scienza. La libertà degli insegnanti è altrettanto importante perché sono loro che fanno entrare le nuove generazioni nella conversazione. Se ridotti a impiegati somministratori di opachi test stabiliti amministrativamente altrove non mi aspetto che piangano: mi stupisco, però, che non si indignino.

@mcp @RossellaLatempa @RSL È davvero un argomento debole, anche considerando quello stesso articolo, che al comma 2 afferma che "La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi".
Un docente fa diverse come, come sai. A volte scherzando dico ai miei studenti che non ho fatto dieci anni di università per regolare il flusso di studenti verso il bagno. Perché un docente fa anche questo: e spesso è la prima richiesta che ricevi appena arrivi in classe. Soprattutto un docente ha l'obbligo di sorveglianza, che non c'entra nulla con l'insegnamento ma pure fa parte del nostro lavoro. E sorveglianza è quella che si fa durante le prove INVALSI.

Mi pare che le cose per cui meravigliarsi o indignarsi siano altre. Mi meraviglio sempre un po' che vi siano docenti che accettano di accompagnare gli studenti in gita, ad esempio. Mi indigno quando vedo docenti spinti a mettersi al servizio degli interessi particolati di questa o quella realtà - il progetto del Lions, quello del Rotary, quello della parrocchietta, quello dell'ordine degli avvocati eccetera.

Mi preoccupa e mi indigna, soprattutto, quello che sta succedendo con il PNRR e la scuola 4.0. Investimenti nella tecnologica che cambieranno la nostra didattica senza che però nelle scuole sia stato possibile alcun confronto. Soldi calati dall'alto con il diktat di _innovare_ in direzione tecnologica. Non riesco a immaginare una offesa maggiore alla libertà di insegnamento.

@mcp @naciketas @RSL
L’argomento della libertà di insegnamento non è affatto debole. È L’argomento. Insieme al diritto alla trasparenza da parte degli studenti, che devono poter controllare il perché dei livelli attribuiti loro nella certificazione “delle competenze”. Purtroppo uno dei motivi per cui la valutazione standardizzata è andata così avanti è che tocca tre ambiti disciplinari. Gli altri docenti non conoscono né come funziona, né le sue ricadute.

@RossellaLatempa @mcp @RSL Io sarei tendenzialmente contrario alle prove INVALSI. Ma credo prima di ogni cosa nell'onestà intellettuale, che mi porta a rifiutare qualunque posizione che sia sostenuta con argomenti deboli. E sei libera di crederla come ti pare, ma ritenere che la libertà di insegnamento dei docenti sia compromessa perché sono costretti a fare sorveglianza durante le prove INVALSI è un argomento debolissimo.

@RossellaLatempa @mcp @RSL Pensare non è proprio la stessa cosa di "crederla come ci pare". Ma amen. Buona giornata.

@naciketas @RossellaLatempa @RSL Il problema non è la "sorveglianza durante le prove INVALSI" ma l'introduzione *a scuola* - a scuola, non in caserma - di una modalità di valutazione e marchiatura centralizzata, opaca e indiscutibile, anziché distribuita, trasparente e soggetta a discussione. La prima è la modalità della burocrazia, la seconda sarebbe quella della scienza. Ma evidentemente non riesco a spiegarmi. Passo e chiudo, dunque.

@mcp @RossellaLatempa @RSL È evidente che una valutazione di quel tipo non può che essere centralizzata. Le singole scuole si aitovalutano con il RAV, che è un documento generalmente falso come una lapide. I risultati sono discussi a lungo.
Il vero problema delle INVALSI è l'uso che se ne fa o che se ne può fare. Uno strumento simile può essere usato per migliorare la scuola o per distruggerla, come è accaduto negli USA.

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