Secondo alcuni recenti studi i giovanissimi hanno una soglia dell' attenzione sempre più bassa, colpa dei social che offrono contenuti la cui fruizione richiede sempre meno tempo.
Chissà perché ancora state leggendo 😁

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@Bastacosi gli studi in realtà mettono in evidenza qualcosa di abbastanza noto, una deriva che è in atto da molto tempo e che nasconde un altro fenomeno a fondamento: l'incapacità di stare con sé senza avere una fonte esterna rispetto alla quale sentirsi vivere. È la deriva verso quella "etero direzione" che già David Reisman (The Lonely Crowd) aveva notato nell'America degli anni '50. Le brevi serie televisive rendono facile passare da uno stimolo esterno all'altro senza mai dover sostenere l'attenzione per più di tanto. La stessa deriva, molto più pericolosa, la vedete nelle scuole e nei contesti educativi, ai quali i giovani chiedono sempre più spesso soluzioni pronte all'uso e riassunti veloci (Wikipedia). Nessuno regge più la "fatica del concetto" e meno che mai l'esperienza di una intimità a sé sempre nella quale riconoscersi senza avere qualcuno o qualcosa che te la legittima. È una situazione davvero grave per le implicazioni che ha a livello sia relazionale sia anche sociale.

@Gert Quelle di wikipedia non sono riassunti veloci e anzi, spesso, sono voci anche più estese di come lo erano quelle di una usuale enciclopedia. Inoltre ogni anno vengono proposte attività per le scuole per l'uso corretto della wiki in classe e, per esempio, per far capire come si scrive una voce, ovvero perdendo il tempo nella ricerca delle fonti.

wikimedia.it/wikimedia-per-la-

@Bastacosi @informapirata @wikimediaitalia

P.S.: si capisce che sono wikipediano?!

@ulaulaman ma devi distinguere wikipedia dall'utilizzo di wikipedia: le (scarse) attività sull'utiilizzo di wikipedia non compensano la prassi dell'insegnante tipo che chiede "fatemi una ricerca su Mirò" a seguito della quale wikipedia non viene vista come strumento di accesso, ma come scorciatoia...

(si tratta di un problema che conosco bene: da ragazzo non avevo un'enciclopedia in settordici volumi e le mie ricerche erano sempre migliori di chi ce l'aveva)

@Gert @Bastacosi @wikimediaitalia

@informapirata Quello, se vogliamo, è anche un problema di formazione dell'insegnante, che non si prende la briga di spiegare come fare una buona ricerca, anche usando le "scorciatoie", che alla prova dei fatti non lo sono mai.

(sulle ricerche non stento a crederlo: fare una buona ricerca è qualcosa in più di un ricopiare una e una sola voce da una sola enciclopedia)

@Gert @Bastacosi @wikimediaitalia

@informapirata Al bambino noi non possiamo consegnare l'oceano un secchiello alla volta, però gli possiamo insegnare a nuotare nell’oceano e allora andrà fin dove le sue forze lo porteranno, poi inventerà una barca e poi una nave...Dobbiamo consegnare degli strumenti culturali. La conoscenza non è una quantità è una ricerca. Non dobbiamo dare ai bambini delle quantità di sapere, ma degli strumenti per ricercare, perché lui crei, spinga la sua ricerca fin dove può

Gianni Rodari

@Bastacosi bellissime parole. Ed è drammatico che oggi siano così pochi i ragazzi che abbiano sentito parlare di Rodari, anche solo come autore di "filastrocche"...

@ulaulaman

@Gert @Bastacosi

> l’incapacità di stare con sé senza avere una fonte esterna rispetto alla quale sentirsi vivere

esattamente. Com'è successo sempre per tutto: armi, libri, strumenti del mestiere, giornali, telecomando e oggi smartphone...

Poi, chiaramente lo smartphone ha il potere di essere tutte quelle cose oltre a uno strumento di socialità e di sintesi.

Ma come al solito il problema non è lo strumento in sé, ma la mancanza di cultura sociale e informatica

@informapirata @Bastacosi non è esattamente così, purtroppo. La situazione è molto più complessa. Ora non posso, ma più tardi provo ad articolare meglio la cosa. Quella della tecnologia come elemento neutrale è una vecchia credenza ormai ampiamente sfatata. Poi questo non vuol dire che non se ne possa fare un buon uso, ma la tecnologia, qualunque tecnologia, non è mai neutrale rispetto agli effetti che genera, molto dei quali sono automatici e inconsapevoli: ti basta prendere un coltello in mano e tutto il mondo intorno si porge nei modi di ciò che può essere tagliato. Intendo pattern neurali che si attivano automaticamente non appena tocchi il coltello.

@informapirata @Bastacosi ...in ogni caso, non intendevo certo "demonizzare" la tecnologia. Compilo codice e faccio uso di diversi dispositivi, ma usarli non vuol dire avere consapevolezza e conoscenza rispetto alla deriva che può prendere la vita quando viene ridotta ai dispositivi.

@Gert @informapirata @Bastacosi eh si, come quando si dice che se hai un martello vedrai tutti i problemi da risolvere come chiodi (si può traslare la cosa sulle armi o sui soldi)

E McLuhan diceva il mezzo è il messaggio. Qualunque mezzo usi cambia la fruizione, il tuo rapporto con esso e l'intermediato, la realtà.

@filobus @informapirata @Bastacosi si, oltretutto oggi possiamo vedere i correlati neurali di questi fenomeni, praticamente in tempo reale, quindi non siamo più nei termini di mere interpretazioni intellettuali. Un esempio per tutti: scrivere appunti a mano rende molto più efficiente e duraturo l'apprendimento rispetto a scrivere sulla tastiera perché entrano in risonanza molte più aree corticali e centri profondi dell'encefalo quando usiamo "carta e matita". In barba a coloro che si danno un tono con i laptop nelle aule universitarie e nei convegni. Ve ne potrei citare molte di ricerche in neuroscienze che hanno permesso di trovare correlati neurali a ciò che poeti, scrittori e filosofi della tradizione fenomenologica ed ermeneutica avevano indicato.

@Gert @informapirata @Bastacosi questa parte è molto interessante. Si può intuire cosa succede, ma poi va misurato e capito con strumenti scientifici o comunque meno vaghi.
Purtroppo temo che resti limitato a chi se ne occupa per lavoro (o sbaglio?)

@filobus @informapirata @Bastacosi non va per forza "misurato", o meglio non è meno vero se resta non misurato. Se leggi, ad esempio, "La fuggitiva o Albertine scomparsa" di Proust (Alla ricerca del tempo perduto, VI° libro) trovi delle descrizioni magnifiche della condizione di lutto e perdita, dove il dolore dell'anima è narrato con le parole del dolore del corpo. Mentre leggi ti rendi conto di quanto sia vero quello che dice, lo senti proprio. Il fatto che poi in neuroscienze sia stata trovata un'attivazione dei centri preposti alla mappatura dolore fisico (come quando ci feriamo) nel corso del lutto e della perdita (ma anche nella esclusione sociale) non aggiunge nulla a quella verità di quelle pagine.
Comunque, se ti interessano queste cose puoi provare a leggere "Demenza digitale" del neuroscienziato tedesco Manfredi Spitzer. Un testo di diversi anni fa dove trovi temi simili ben sviluppati e accompagnati da molti studi e ricerche. Ebbe poca risonanza perché inviso a chi stava pesantemente colonizzando la scuola con le nuove tecnologie (interessi economici, contratti con le scuole...).

@filobus @informapirata @Bastacosi ...ci sono due tipi di ottusi nell'ambito delle nuove tecnologie: quelli che cercano di demonizzarle per principio, e quelli che per principio le vedono come progresso ovunque. In entrambe i casi trovi tanta, ma tanta ignoranza vestita o di vecchia scienza o di pensiero ridotto a calcolo.
M2C

@Gert @filobus @informapirata @Bastacosi poi nelle scuole le stesse tecnologie pagate non vengono minimamente usate tipo lavagne interattive o webcam per la registrazione delle lezioni(parlo dell'università)che a parer mio sarebbero molto utili per l'apprendimento

@informapirata @lillobel @filobus @Bastacosi direi che questo è ciò che accade quando si perseguono obiettivi di profitto invece che di educazione e cura della vita. Forse non mi sono spiegato bene io, ma ciò che intendevo mettere a tema è proprio l'ottusità del tecno-capitalismo che non fa scelte avendo davanti a sé la vita ma solo i profitti. In questo dominio i tecnici sono diventati i nuovi sacerdoti ai quali è stata data la patente per pontificare su tutto, purché sia utile ad incrementare vendite e profitti. Quelle tecnologie nelle scuole sono state vendute prima ancora di avere studi che ne attestassero l'efficacia e spesso in contrasto con gli allert sollevati da diverse ricerche, perlopiù ignorate. Perché la tecnologia, secondo la prospettiva tecno-capitalistica, non va compresa ma solo consumata, prospettiva oggi seguita anche dai Papi della attuale AI ridotta a chatbot e badanti digitali.

@Gert Ma questo mi è chiaro. Attenzione però, perché se credi che questo approccio valga solo per la scuola, Ti sbagli di grosso. In realtà questa prassi È consolidata per qualsiasi iniziativa di spesa pubblica, prima di tutte quelle legate all'edilizia e alle infrastrutture, come ultimamente stiamo sperimentando in maniera parossistica di fronte alle iniziative finanziate dal PNRR, nelle quali la focalizzazione è spendere con certe ditte e su certi prodotti

@lillobel @filobus @Bastacosi

@informapirata @lillobel @filobus @Bastacosi ma certo che non è limitata alla scuola. L'ambito educativo è solo uno dei contesti dove questa prospettiva diventa particolarmente pericolosa per i danni che può generare, come pure in ambito salute.

@Gert @informapirata @lillobel @Bastacosi le aziende avranno fatto offerte e regalie per invadere un nuovo territorio e insediarsi in questo far west, e chi sta nei centri decisionali invece che decidere con coscienza, o con superficialità, oppure ha visto il proprio potere decisionale come un qualcosa da mettere a disposizione di altri per ottenere vantaggi personali.

@informapirata @Gert @filobus @Bastacosi pensa che l'università è informatica quindi non hanno proprio scuse e se provi a farglielo notere ti rispindono che dopo gli studenti non vengono a lezione🙃

@Gert non ho mai detto che gli strumenti siano neutrali (figuriamoci...), ma semplicemente che il problema dell'alienazione non è nello strumento

@Bastacosi

@Gert @Bastacosi condivido 100% però nell'esempio specifico non tanto perché prima dei riassunti veloci su wikipedia c'erano i Bignami...ovvero quella è sempre stata un'esigenza intrinseca dello studente IMHO

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